Un paio di settimane fa ho partecipato a un corso di scrittura creativa organizzato da Bookcity Milano e tenuto da Simona Sciancalepore, in arte lascianca.
Eravamo un piccolo gruppo, circa una ventina di persone. Sono state tre ore di scrittura immersiva e inebriante, in cui la penna si muoveva leggera sul taccuino intenta a snocciolare parole, pensieri, emozioni e immagini che mai avrei pensato mi appartenessero.
Una serie di esercizi intorno al tema del sogno e un tempo stabilito entro il quale fare fluire le parole, senza pensarci troppo. Non c’era un giusto o uno sbagliato, ma uno spazio sicuro dove permetterci di sperimentare ed esplorare, sognare e immaginare. Senza giudicare il nostro lavoro o quello delle altre persone, ma con la voglia di condividerlo e di ascoltare altre voci.
Ho imparato che se vuoi scrivere, c’è solo un modo per farlo: scrivere. Senza ma, senza paure, senza procrastinare. Il metodo migliore è scrivere all’interno di paletti, di costrizioni temporali, seguendo un input preciso. Solo così alleni la creatività e puoi sbloccarti. Su di me ha funzionato, io che piuttosto che scrivere mi metterei a riordinare la libreria o piegare i panni abbandonati sullo stendino. Perché penso di non essere mai abbastanza ispirata, informata o capace e quindi lascio perdere. Perché mi costa fatica, impegno, tempo.
Prima di salutarci, abbiamo scambiato una parola con la persona al nostro fianco. Ho regalato “coraggio” e ho ricevuto in dono “tenacia”. Credo mi appartenga e mi descriva in questo momento di incertezza, dove tentenno ma non mollo.
Grazie per la parola, Martina. È qui nel taccuino e la tengo stretta. E grazie a Simona per questa meravigliosa esperienza.

